Quando, dopo centoquarant’anni di spartizioni, la Polonia tornò sulle carte geografiche, Stary Sącz si ritrovò nel distretto di Nowy Sącz del voivodato di Cracovia. Era una cittadina di artigiani e ferrovieri, e nel commercio primeggiavano i mercanti ebrei. La popolazione cresceva: circa 4800 abitanti nel 1921, circa 6000 nel 1939. Alla vigilia della guerra la città contava 956 edifici. Il ritmo della vita era scandito dal mercato, che si teneva il mercoledì.
La cittadina fra le due guerre
Gli anni Venti e Trenta portarono a Sącz una modernità modesta, ma evidente. Nel 1925, in via Batorego 3, entrò in funzione una fabbrica di pellicce, e negli anni 1928–1930 sul torrente Moszczenicki fu costruita una centrale elettrica. Il nuovo cimitero comunale, aperto nel 1909 e ampliato nel 1917, serviva una città sempre più grande. Nel 1933 Stary Sącz divenne sede di un comune collettivo con i villaggi circostanti. Nella Casa «na Dołkach», sulla piazza del mercato, la famiglia Steireich gestiva una mescita di vini.
La città era governata da gente del posto. Negli anni Venti il borgomastro era Edward Szayer, avvocato e cofondatore del «Sokół», padre della cantante Ada Sari. Prima della guerra e nel settembre 1939 era in carica il borgomastro Robert Ogorzały. Il 12 marzo 1931 nacque a Stary Sącz Józef Tischner, in seguito uno dei più noti filosofi e sacerdoti polacchi.
Non mancarono momenti difficili. Nel luglio 1934 un’alluvione sommerse le parti basse di Mostki, e gli anni 1934–1935 si rivelarono molto duri per la zona. In compenso, nel 1935, nell’archivio della Congregazione dei Riti a Roma furono ritrovati gli atti perduti del processo di canonizzazione di Kinga del 1742. Fu il primo passo verso ciò che sarebbe accaduto sessantaquattro anni dopo.
La scuola magistrale, orgoglio della città
Il più grande orgoglio di Sącz fra le due guerre era la scuola magistrale. Quando nel 1920 comparvero piani per trasferirla altrove, gli abitanti protestarono. Il 27 gennaio 1925 la scuola si spostò dall’edificio del municipio al nuovo edificio di via Dworska, e il 12 ottobre di quell’anno fu intitolata a Jan Długosz. L’edificio dell’attuale via Daszyńskiego 15 è tuttora sede di una scuola.
La grande politica scolastica si rivelò però più forte dell’attaccamento locale. La riforma di Jędrzejewicz del 1932 bloccò le iscrizioni, l’ultima classe fu trasferita nel 1935 a Nowy Sącz, e l’esame di maturità dell’estate 1936 chiuse la storia della scuola. Il 18 febbraio 1937 il consiglio cittadino, presieduto dal borgomastro Ogorzały, destinò gli edifici abbandonati al Liceo pedagogico. Nel 1921 era stata aperta anche una scuola magistrale femminile privata, e le clarisse gestirono le loro scuole fino al 1938. All’inizio degli anni Trenta, in via Daszyńskiego, furono costruiti altri edifici scolastici.
Settembre e occupazione
I combattimenti di confine nella regione di Sącz durarono dal 1° al 6 settembre 1939. Il settore di Stary Sącz della 2ª Brigata di montagna era comandato dal maggiore Włodzimierz Kraszkiewicz. Il 5 settembre i genieri polacchi fecero saltare a Stary Sącz il ponte stradale e quello ferroviario sul Poprad. Verso le 10.30 arrivarono in città i ciclisti dell’11° battaglione da ricognizione tedesco, che finirono sotto il fuoco. Nowy Sącz cadde il giorno seguente, il 6 settembre, verso le sei del mattino.
Gli occupanti radunarono gli abitanti sulla piazza del mercato, e trattennero gli uomini per tutta la notte nella scuola. Il 26 ottobre terminò l’amministrazione militare. Il 6 dicembre 1939 fu nominato borgomastro commissario il pastore evangelico di Stadła, Fryderyk Spiess, che rimase in carica fino all’agosto 1944. Stary Sącz, in tedesco Alt-Sandez, era una delle sette città del Kreis Neu-Sandez nel distretto di Cracovia. Dal 1940 la polizia locale fu diretta dal Volksdeutscher Franciszek Lawitschka, organizzatore di rastrellamenti, che fuggì nel giugno 1944.
Il terrore colpiva tutti. Il 21 agosto 1941 a Biegonice furono fucilati 44 prigionieri. Il sarto Franciszek Kwiatkowski, che aveva custodito i beni di un dentista ebreo, fu fucilato a Nowy Sącz, probabilmente nel 1942. Lungo la valle del Poprad, attraverso Rytro, Kosarzyska ed Eliaszówka, correvano le vie dei corrieri verso l’Ungheria. Punti di tappa erano Biegonice e Nawojowa, e dal comune provenivano i corrieri Jan Żółciński e Stanisław Dziedzic di Mostki.
La Shoah degli ebrei di Stary Sącz
Prima della guerra a Stary Sącz vivevano circa cinquecento ebrei. Alla fine del 1939 i tedeschi istituirono uno Judenrat. Dal marzo 1940 furono trasferiti in città gli ebrei dei villaggi circostanti, tra cui la famiglia di Mońek Goldfinger di Wierchomla. Nella primavera del 1942, in via Krakowska, accanto al mercato del bestiame, fu creato un ghetto aperto, nel quale furono ammassate circa mille persone.
Il 17 agosto 1942 agli ebrei fu ordinato di radunarsi al mercato del bestiame. I camion con gli anziani e i malati svoltarono in direzione del Poprad. In un boschetto a Piaski furono fucilate 95 persone. Gli altri furono condotti a forza a Nowy Sącz, da dove tra il 25 e il 28 agosto furono deportati nel campo di sterminio di Bełżec. Il ghetto di Stary Sącz fu il primo a essere liquidato nella regione di Sącz, prima dei ghetti di Limanowa, Gorlice, Grybów e Nowy Sącz. La sinagoga di via Staszica fu devastata.
Mońek Goldfinger fu l’unico della sua famiglia a sopravvivere. Passò per Rożnów, Tarnów, Szebnie, Birkenau e Buchenwald. Tornò a Stary Sącz come ospite dell’Appello della Memoria nel 2016, chiamato l’ultimo testimone di quei giorni. La fossa comune di Piaski, nel bosco sopra il Poprad, presso il ponte, è il luogo dell’Appello della Memoria che si tiene ogni anno il 17 agosto.
La fine dell’occupazione
L’occupazione finì nel gennaio 1945. Il 20 gennaio, verso le undici, i tedeschi lasciarono Nowy Sącz, e poco dopo, temendo l’accerchiamento, abbandonarono le posizioni sul Poprad e a Stary Sącz. La data esatta dell’ingresso delle truppe sovietiche in città non è certa. Ritirandosi, i tedeschi fecero saltare la stazione ferroviaria e il ponte ferroviario e quello stradale. Il tessuto edilizio della città, però, non subì grandi danni.
La perdita più dolorosa fu quella delle persone. A causa della guerra e della Shoah il numero degli abitanti scese a circa 4500. Tra le vittime dei massacri di Katyń e di Charkiv vi furono 23 ufficiali, diplomati della scuola magistrale di Stary Sącz. Li ricorda una lapide scoperta nel 2010.