Nell’estate del 1770, mentre la Repubblica ribolliva ancora per la Confederazione di Bar, gli austriaci entrarono nelle terre meridionali della Piccola Polonia. Fece loro da pretesto un cordone sanitario contro la pestilenza, ma i pali di confine, spostati il 2 agosto fin sotto Mogilno, parlavano da sé. Il trattato di spartizione del 1772 non fece che suggellare ciò che era già accaduto: Stary Sącz entrò nella nuova provincia dell’impero, chiamata Galizia. Per questo nella cronaca della città occorre annotare entrambe le date: l’occupazione nel 1770 e la spartizione nel 1772. Nel 1774 la città fu assegnata al circondario di Wieliczka, e dal 1784 al circolo di Nowy Sącz.
L’imperatore al posto della badessa
Per cinquecento anni Sącz era stata governata dalle clarisse. Giuseppe II, imperatore illuminato e assai diffidente verso gli ordini religiosi, tolse loro quel potere con un tratto di penna. Nel 1782 i beni del monastero, insieme alla città, divennero proprietà imperiale. Da allora, nelle carte ufficiali, comparivano come «K.K. Ex-Nonnen Herrschaft Alt-Sandez», ossia i beni imperial-regi delle ex monache. Il noviziato fu chiuso, e alle suore fu permesso soltanto di finire i loro giorni fra le mura del monastero. Il convento perse gli oggetti preziosi, gli archivi e la biblioteca, raccolti fin dai tempi della fondatrice.
Sulle terre confiscate il governo insediò coloni tedeschi. Nel 1785, sul podere di Podmajerz, nacque Neudörfel, un comune rurale a sé, dal reticolo di lotti perfettamente regolare. Una seconda colonia crebbe accanto al monastero dei francescani, la cui chiesa nel 1786 divenne la parrocchia dei nuovi venuti. L’antico autogoverno cittadino cedette il posto al magistrato. Nel 1783 fu aperto un nuovo cimitero presso la chiesa di San Rocco. Si salvò invece la cappellina di santa Kinga presso la fonte, costruita nel 1779.
I francescani non sopravvissero all’ordine imperiale. Il decreto di Francesco I del 19 ottobre 1814 soppresse il loro convento, e gli ultimi due frati furono trasferiti nel 1815 a Krosno. I loro beni passarono in mani estranee: nel 1813 il granaio fu requisito come deposito di sale, nel 1831 lo comprò la città e lo trasformò in municipio (oggi via Batorego 25), mentre la chiesa e il convento furono trasformati negli anni 1854–1855 in tribunale e prigione.
Le clarisse furono salvate dalla scuola. Nel 1811 le autorità ripristinarono il noviziato, ma a condizione che le suore istruissero le ragazze. Dal 1813 l’insegnamento fu diretto dalla benedettina Karolina Wota. Nel 1821 la scuola ebbe un proprio edificio entro le mura del monastero; alla fine del secolo era già una scuola popolare di sette classi, dal 1904 la Scuola magistrale femminile privata, e nel 1912 fu aperta la Scuola femminile pubblica intitolata alla regina Edvige.
L’anno dei tre incendi
Il 1795 rimase nella memoria della città come un anno di fuoco. Il 24 aprile, verso le quattro del mattino, con un forte vento, scoppiò un incendio. In meno di mezz’ora divorò 130 case e 90 fienili, la canonica, l’ospedale con la chiesa della Santa Croce, la cappella di Santa Barbara, parte della parrocchiale, la scuola, le beccherie e il municipio sulla piazza del mercato. L’8 agosto un fulmine incendiò i fienili, e il 19 novembre bruciarono altre 22 case.
I cittadini non rimasero con le mani in mano. Già il giorno dopo il primo incendio il magistrato chiese aiuto. L’imperatore Francesco II concesse legname dai boschi camerali e tre anni di sgravi fiscali, e il consiglio cittadino prestò denaro a 85 sinistrati. Il municipio, la chiesa della Santa Croce e la cappella di Santa Barbara non furono mai più ricostruiti. Le norme edilizie furono inasprite, ma il legno regnò a Sącz fino alla fine del XIX secolo. Quando nel 1871 bruciarono due case porticate, al loro posto nacque una piazza detta «del Burro» (Maślany).
Più temibile del fuoco era talvolta l’epidemia. Sul pendio della Miejska Góra sopravvive ancora oggi il cimitero dei colerosi del 1831. Il numero degli abitanti cresceva in modo irregolare: nel 1844 erano 3816, dopo la pestilenza, la fame e il cattivo raccolto del 1855 soltanto 3006. Poi la città si risollevò: circa 3900 nel 1880, quasi 4600 nel 1900 e, secondo Orłowicz, 5300 nel 1914.
Vicini di via Staszica
Gli ebrei si stabilirono a Stary Sącz tardi, perché per secoli il monastero proprietario aveva sbarrato loro la strada. Nel 1830 la parrocchia contava 75 protestanti e appena 20 ebrei. La comunità ebraica fu fondata nel 1860, la sinagoga di legno sorse nel 1876, e nel 1905 quella in muratura in via Staszica, su progetto di Józef Kostański. La vecchia sinagoga di legno fu chiusa il 21 maggio 1901. Nel 1880 gli ebrei erano 325, nel 1900 517, e alla vigilia della guerra costituivano il 13% degli abitanti.
Nella notte tra il 25 e il 26 giugno 1898 una folla saccheggiò alcune decine di negozi e case ebraiche. Le autorità fecero intervenire l’esercito, che rimase in città per un mese. Il consiglio cittadino condannò i saccheggi.
Ferrovia, lampioni e «Sokół»
Nel 1876 passò per Sącz il primo treno della linea che da Tarnów, attraverso le due Sącz, arrivava fino a Budapest. La stazione sorse fuori dal centro. La ferrovia risvegliò la cittadina: già nel 1864 le strade erano state rischiarate da lampade a olio, sostituite nel 1913 da quelle a gas. Nel 1874 nacque il Corpo volontario dei vigili del fuoco, lezione appresa dopo tanti incendi. Nel 1876 fu fondata la Società di anticipazioni, nel 1890 una fornace di laterizi, nel 1893 la conceria della società di calzolai e conciatori, nel 1895 il mercato sull’antico podere francescano, e nel 1907 i mulini sul Poprad. Dal 1867 la città era governata da un consiglio cittadino secondo le leggi galiziane. Nel 1910 fu annesso alla città il comune di Podmajerz.
Alla vita sociale e patriottica diede slancio il «Sokół». Il 15 giugno 1893 l’avvocato Edward Szayer e il farmacista Julian Fijałkowski convocarono l’assemblea costitutiva, a cui presero parte 30 persone. Il 15 maggio 1907, in via Batorego, fu posata la prima pietra dell’edificio progettato gratuitamente da Zenon Remi.
La città si batté a lungo per una scuola per insegnanti: gli sforzi duravano dal 1894. Il 5 ottobre 1903 fu finalmente aperta la scuola magistrale, diretta da Józef Dobrowolski. La città promise di costruirle un edificio e di versarle 1000 fiorini renani l’anno.
La santa signora e la Grande Guerra
Per tutto il secolo la memoria di Kinga rimase viva. Lavori di restauro nella chiesa delle clarisse furono condotti nel 1861 e nel 1893. Nel luglio 1892 la città celebrò per una settimana il seicentesimo anniversario della morte della fondatrice. Il cardinale Dunajewski traslò le reliquie in una nuova piccola urna, il 24 luglio celebrò la messa con l’omelia dell’arcivescovo Issakowicz, e la processione attraversò la piazza del mercato. Nel 1901 Kinga divenne patrona della diocesi di Tarnów, e nel 1905 Pio X permise di riprendere il suo processo di canonizzazione.
La Grande Guerra arrivò a Sącz direttamente. Nel 1914 i giovani della scuola magistrale partirono per l’esercito austriaco e per le Legioni, e l’edificio della scuola fu occupato a turno dalle truppe russe e da quelle austriache. Nowy Sącz rimase sotto occupazione russa fino al 12 dicembre 1914, e il giorno dopo vi entrò Piłsudski alla testa del 1° reggimento delle Legioni. Presso il cimitero di via Węgierska fu allestito il cimitero di guerra n. 348, progettato nel 1915 da Gustav Ludwig. Nel 1918 gli allievi della scuola magistrale si arruolavano ormai nell’Esercito polacco.