La via più breve per il cuore della città. In un’ora di cammino tranquillo passerai dai ciottoli del Rynek, per la parrocchiale e il convento delle clarisse, fino all’altare presso il quale Kinga divenne santa.
Comincia sotto i tigli del Rynek, presso il pozzo del 1848. Da qui bastano pochi passi per arrivare alla parrocchiale di Sant’Elisabetta, che tante volte è risorta dalle ceneri e nella quale suona ancora l’organo del 1679. Poi la strada porta in piazza di santa Kinga. Lì il viandante è accolto dall’intagliata Porta dei Siculi, di quercia, dono dei montanari ungheresi, e dietro di essa si innalzano le mura del convento in cui le suore pregano dal 1280.
Oltre il convento la città si fa silenziosa. Il sentiero scende verso la cappelletta sopra la Fonte di santa Kinga. Narra la tradizione che l’acqua sgorgò qui a una parola della duchessa, e ancora oggi la gente viene con le bottiglie come secoli fa. Vale la pena fermarsi qui, anche solo un momento.
Alla fine arrivi all’Altare papale, presso il quale il 16 giugno 1999 Giovanni Paolo II canonizzò Kinga. Accanto ci sono l’«Opoka» e i Giardini di santa Kinga. L’intero percorso è pianeggiante e breve, quindi il tempo lo occuperanno non i passi, ma le soste.
Lungo il percorso
- Piazza del Mercato (Rynek) Quasi un ettaro di ciottoli sotto i vecchi tigli
- Chiesa di Sant’Elisabetta d’Ungheria – la parrocchiale La parrocchiale che tante volte è risorta dalle ceneri
- Porta dei Siculi (Brama Seklerska) Dono di quercia dei montanari ungheresi, del 1999
- Convento delle clarisse e chiesa della Santissima Trinità Dietro le mura dove dal 1280 pregano le clarisse
- Fonte e cappelletta di santa Kinga L’acqua che, si dice, sgorgò a una parola di Kinga
- Altare papale, «Opoka» e Giardini di santa Kinga Qui, il 16 giugno 1999, Kinga divenne santa
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